Anche oggi è passata Anna a trovarmi.
Ogni volta che mi vede mi abbraccia. E mi ascolta, lei lo fa.
Ho scoperto il suo nome la terza volta in cui ci siamo incontrati. Lei non parlava tanto e allora io ascoltavo il suo silenzio.
Questo deve averle fatto bene perché è stata lei a iniziare a parlarmi, senza che io le chiedessi nulla.
“Mi chiamo Anna, ho 28 anni e non so cosa fare della mia vita”.
“Che cosa ci devi fare con la vita?” Le avrei voluto domandare. “La vita va sentita, va fatta fluire dentro di sé. La vita sei tu” Le avrei voluto dire. Ma non dicevo nulla. Perché so che in questi casi è meglio, a volte, tacere. Perché chi dice di non sapere cosa fare della propria vita è qualcuno che soffre, che ha solo bisogno di riconnettersi a se stesso. Potresti parlare per ore, sarebbe come parlare al vento.
In quei momenti è come un velo nero che ricopre gli occhi; è come essere sott’acqua e non riuscire a distinguere i suoni; è come una corda che ti stringe il collo e ti impedisce di parlare, di respirare, di vivere. Appunto.
Continuava tra i singhiozzi Anna: “Oggi ho avuto paura di morire. Ho davvero avuto tanta paura di morire”. Non la interrompevo per non farle perdere il filo del discorso e per non sembrare invadente. “In realtà anche ieri ho avuto paura di morire..e anche l’altro ieri. Sono rare le volte in cui non pensi alla morte almeno una volta al giorno. Ho paura. Mi sono interrogata spesso su questa paura e mi sono risposta che forse si tratta più di paura di vivere che di morire. Che la paura di vivere è irrazionale ma che nella mia mente è razionale quanto basta per occupare una parte dei miei pensieri quotidianamente”.
Cosa avrei potuto dirle? La morte spaventa tutti. A me personalmente spaventa più vivere una vita da morto. Ma capisco che la visione della morte come fine di qualcosa faccia parte dell’animo umano. Più della paura di morire, mi capita invece di sentirmi solo tra tanti. Vediamo la stessa alba, lo stesso cielo, lo stesso tramonto eppure io mi sento diverso, non mi sento capito. Nessuno mi capisce. Nessuno mi sente.
D’altronde sono solo un pino. Sì, l’albero, il pino. Un pino tra tanti pini. Un po’ come te che ti sei ritrovato nelle mie parole. Nella mia paura di non vivere a pieno. Nella mia paura di essere abbattuto ancora prima di aver capito che comunque ne valeva la pena. Ne vale sempre la pena, se non altro anche solo per la paura che può fare.
Perché prima o poi quella stessa paura ti porterà verso qualcosa di straordinario. Spingerà le tue radici sotto altri terreni, alcuni più morbidi, altri più aridi. In alcuni ti dovrai fermare perché non avrai modo di continuare senza doverti spezzare. Poi continuerai e berrai, ti allungherai, ti rafforzerai.
E vivrai.